LA RESPONSABILITA' DELL'AIUTO

 

art responsabilita dell aiuto 

Quando si è nello smarrimento della mente inferiore, nella confusione, nella percezione di non avere appigli, è facile appoggiarsi all'esterno, deresponsabilizzandosi dal potere autonomo di scelta, per un "consiglio", un aiuto, una indicazione, una "lettura".

Chi sostiene consapevolmente ha una grande responsabilità: accogliere senza illudere, essere gentile senza accondiscendere, saper mediare senza fare compromessi, facilitare senza sostituirsi alla coscienza del "ricevente".

Osservo il moto del meccanismo di dipendenza (dal cibo, dal farmaco, dalla parola dell'altro, dalla lettura dei tarocchi, dal sesso, etc.) e mi rendo conto di quanto amore manchi ancora nel cuore delle persone.

Ove vi è mancanza di amore di Sé (che è Amore per il Creatore visto che tutti siamo espressioni del Divino incarnato), vi è un "vuoto" che necessità un riempimento, purtroppo troppo spesso disfunzionale.

L'attaccamento è un condizionamento, l'attaccamento è una prigione, impedisce il movimento nella Verità del Sé, impedisce la libertà dell'individuo nel manifestarsi come Essenza, espressione dell'Amore-nella-materia.

Osserva le relazioni che hai, dentro di te, osserva bene su quali "pilastri" esse sono appoggiate. Se c'è rispetto della reciproca libertà di coscienza, libertà di espressione, anche nelle situazioni più difficili, se la comunicazione è aperta ed assertiva, allora la danza della vita si dipana portando tesori ed espansione.

Se la comunicazione è basata sulla competizione, sul giudizio, sul gioco di potere tra le parti, sulla discriminazione emozionale, sul ricatto affettivo, sul narcisismo, sulla sete di riconoscimento, allora si crea una dipendenza generata dal bisogno del corpo di dolore di continuare a nutrirsi di dolore, nel cerchio infinito e chiuso del gioco vittima/carnefice che può solo portare "perdita" a tutti.

Chi guida e sostiene, qualsiasi sia la professione, il ruolo, la posizione, ha la responsabilità di sciogliere i legami di dipendenza, non creare vincoli coercitivi né per potere, né per economia, tantomeno per altri interessi personali o per bisogno emozionale.

Ha la responsabilità di sostenere e guidare, senza manipolare, e aiutare l'altro-da-Sé a camminare con le sue gambe, esprimendo i suoi naturali talenti, a trovare il coraggio di farlo qualora mancasse, in totale onestà.

Questo è il mio punto di vista, questo è ciò che ogni giorno mi ripeto per non perdere di vista che sono "solo" uno strumento, come mamma, come donna, come professionista, come figlia, come amica, come sorella, al servizio del Bene Supremo.

Così è.

Manuela Forte
11 settembre 2019

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